52 Domeniche in Romagna
 
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ITINERARIO 16 (Pesaro)
     
LA STRADA A PICCO SUL MARE
LA STRADA A PICCO SUL MARE
Distanza: 75 km
Durata: mezza giornata
Periodo consigliato: da marzo a giugno
Partenza e arrivo: Cattolica

Chi è abituato ad immaginarsi la costa adriatica come bassa, sabbiosa e monotona, dovrà ricredersi. La costa a picco sul mare, la roccia, un paio di spiagge insinuate ed un porticciolo turistico sono quello che può offrire la prima parte di questo itinerario che parte da Cattolica e sconfina quasi immediatamente nelle Marche. Il percorso si sviluppa su una strada panoramica che scivola sul crinale della riserva naturale di Monte San Bartolo (211 metri s.l.m.), colorato di giallo dalle ginestre in fiore. Il mare resta sempre a vista e non mancano le possibilità di scendere lungo ripide strade alla ricerca di piccole baie.
L’immagine è quella di un mare atipico, spesso agitato, battuto dal vento, che accelera sfiorando il promontorio di Gabicce Monte e sbatte su una costa ripida di roccia sedimentaria, bordata da una sottile linea di ciottoli.
La strada, costeggiata da pini, giunchi, lecci, termina d’improvviso, così come è cominciata, con un pendio che piomba sul porto di Pesaro. Da qui si cambia paesaggio salendo a Gradara, uno dei castelli più affascinanti e meglio conservati d’Italia.
Due fotografie differenti per un unico percorso: il mare, i porticcioli, la sabbia ciottolosa e le scogliere da un lato, le colline di campi coltivati, i paesi, la cultura contadina e i borghi rurali dall’altro.
Due immagini che si sciolgono assieme senza creare bruschi contrasti ma dando un bel ritratto di quelle che sono storie, natura e tradizioni di un paesaggio tra Romagna e Marche, tra terra e mare.


DA NON PERDERE
Parco del San Bartolo
Porto turistico Vallugola
Borgo di Fiorenzuola
Borgo di Focara
Castello di Gradara
PERCORSO
PERCORSO
Veduta della costa dal Parco del San Bartolo
Punto di partenza di questo itinerario è il Porto di Cattolica, posto sul confine con Gabicce Mare. Si seguono le indicazioni per quest’ultima, primo paese marchigiano della costa adriatica, costeggiando il lungomare. La strada comincia subito a salire e in un paio di chilometri raggiunge Gabicce Monte, piccola località a circa 150 metri s.l.m.
Qui sorgeva un castello, le cui prime notizie risalgono alla bolla papale del 1998 di Gregorio V, che fu teatro di sanguinose dispute, ma di cui ormai non rimane quasi nulla. Un piccolo patrimonio dell’antichità, invece, unico testimone della fortezza giunta fino ai nostri giorni, è la Chiesa di Sant’ Ermete, a cui è attribuita la stessa età del castello.
I primi segni della sua esistenza si rintracciano in un documento datato 3 settembre 1909, conservato dall’Arcivescovado di Ravenna.
Gabicce Monte è oggi una piccola cittadina a picco sul mare, con un bel panorama sulla costa Adriatica, che viene presa d’assalto dai turisti nei mesi estivi, ed è anche la porta d’accesso al Parco Naturale del San Bartolo. L’area naturale si estende fino a Pesaro e presenta diverse emergenze naturalistiche, quali le falesie di arenaria, tufo e marna che scendono a picco sul mare, e numerose specie vegetali come cerro, acero campestre, alloro, ginestre, pino marittimo.

Tramonto su baia della Vallugola
Importante
anche la presenza di fauna:
mammiferi come capriolo,
volpe, donnola, tasso e uccelli
come falco pellegrino,
falco pecchiaiolo e di palude, cormorano e svasso
maggiore.
La strada panoramica attraversa
l’intera area del Parco.
Passata Gabicce Monte, il percorso scende fino a una deviazione a sinistra che permette di raggiungere il Porto turistico della Vallugola.
La piccola baia, caratterizzata da un porticciolo turistico, da una spiaggia di ciottoli e da un paio di ristoranti, è una meta da non perdere per chi vuole vivere una vera atmosfera marittima.
Da evitare la visita nel mese di agosto, perché viene presa d’assalto da centinaia di turisti. Tornati sulla strada principale, si svolta a sinistra, direzione Casteldimezzo, e si riprende la strada panoramica. Il paesaggio è piacevole, caratterizzato da un ricca vegetazione: bella l’immagine delle ginestre fiorite nei mesi estivi.
Raggiunto Casteldimezzo, si consiglia una breve sosta per visitare il piccolo borgo che domina il mare Adriatico.
Qui si conserva parte delle mura, una volta intervallate da numerosi torrioni, mentre la rocca è oggi scomparsa. Interessante è la Chiesa intitolata ai santi ravennati Apollinare e Cristoforo, che custodisce un Crocifisso del XV secolo, opera di Jacobello del Fiore, detto il “crocefisso venuto dal mare”. La leggenda popolare vuole, infatti, che questa opera sia giunta sulle coste tra Casteldimezzo e Fiorenzuola in una cassa di legno trasportata dal mare. Proseguendo sulla panoramica si giunge in pochi chilometri ad un altro interessante borgo, quello di Fiorenzuola di Focara.

Fiorenzuola di Focara
Il paese, denominato originariamente Fiorenzuola, assunse nel 1889 la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell'antichità di fuochi che segnalavano ai naviganti la posizione. Fiorenzuola è uno dei castelli, insieme a Casteldimezzo, Gradara e Granarola, edificati tra il X ed il XIII secolo, per costituire un sistema difensivo per il controllo dell'area di confine tra Chiesa ravennate e Chiesa pesarese. Poche le testimonianze rimaste di questa antica storia: qualche portale e i resti delle mura medievali. Da segnalare inoltre la Chiesa di Sant'Andrea. Tra punti panoramici e continui saliscendi, la strada continua a costeggiare il Mare Adriatico.
Siamo nel cuore del Parco San Bartolo, dove sorge la Villa Imperiale, complesso architettonico costruito nel 1400. Una deviazione sulla destra consente di raggiungere in poco tempo la grande casa che buca la fitta boscaglia. Si prosegue lungo la strada principale e, dopo una serie di curve, comincia la discesa verso il porto di Pesaro.
Da qui si segue l’indicazione della S.S. Adriatica dove si svolta a destra in direzione di Rimini. Lungo la statale 16 si incontra Colombarone, conosciuta per i ritrovamenti archeologici che hanno portato alla luce una villa signorile e una basilica. Il luogo, lungo la via Flaminia a 50 miglia da Ravenna, doveva aver rivestito un’importante funzione nel III e IV secolo d.C.
Dopo pochi chilometri l’itinerario svolta a sinistra verso Gradara. Il castello, ristrutturato e ben conservato, rappresenta uno dei borghi più belli d’Italia. Il modo migliore per visitarlo è passeggiare lungo le vie che portano al castello, dove si trovano negozi, ristoranti, mu-sei e gallerie d’arte. È possibile visitare la Rocca, il cuore del castello e prenotare percorsi guidati. Da ricordare la vicenda di Paolo e Francesca, a metà tra storia e leggenda, raccontata da Dante, Petrarca, Boccaccio e D'Annunzio. Interessante anche il percorso che corre lungo il camminatoio della cinta muraria del castello.
Da Gradara si riparte in direzione Cattolica. La strada scende rapida e in pochi chilometri raggiunge l’autostrada A14; oltrepassandola con un cavalcavia ed entrando nell’abitato di Cattolica, si raggiunge il punto finale di questo percorso.
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APPROFONDIMENTI

IL MITO DI VALBRUNA
Dalle acque di Baia Vallugola affiora un’affascinante leggenda, che vuole celata sul fondale del mare un’antica città. Il mito di Valbruna, città di origine greca, sprofondata nel mare o inghiottita dalle acque per motivi a noi sconosciuti, continua a suggestionare storici, sommozzatori e curiosi, attratti nella speranza di vedere affiorare dalle acque le tracce della città sommersa. Oltre alle leggende e ai ricordi dei pescatori, vi sono numerose testimonianze che attestano l’esistenza di un porticciolo di epoca romana nell’insenatura di Baia Vallugola, frequentato da mercanti provenienti dalla Dalmazia e dalla Grecia. Fra i ritrovamenti archeologici: anfore, vasi attici, terrecotte e frammenti di mosaico. Il porticciolo, forse costruito su palafitte, era uno strategico approdo di facile accesso alla via Flaminia e un porto fiorente di merci, quali grano, fichi, uve e vino, luogo di intensi scambi fino al Medioevo. Nel XVII secolo venne risistemato e ampliato il porto di Pesaro, così il porticciolo di Baia Vallugola cadde in disuso e forse l’impeto del mare o una frana della falesia del Monte San Bartolo trascinarono con sé il porto e la città di Valbruna. Nei giorni tersi, di mare calmo, si può osservare tra le acque della Vallugola la roccia di arenaria, che appare quasi scolpita in blocchi, come fossero fondamenta o pavimenti di case. Forse il gioco delle maree ha semplicemente scavato la roccia dando l’illusione di una città sommersa, ma la leggenda trova conferme nei numerosi studi e ritrovamenti; forse la città era sulla terra ferma vicino al fiume Conca, chiamato Crustumium, o forse sul monte. Sicuramente, passeggiando sulle spiagge tra Cattolica e Gabicce, si possono trovare sassi e cogoli, che sembrano piccole, misteriose statue venute dal mare.

PAOLO E FRANCESCA
Dante Alighieri narra nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia la vicenda di Paolo e Francesca, una storia d’amore infelice, che si perde nel mito e nella leggenda, consumatasi nel Castello di Gradara. La storia vuole che, nel 1725, Guido da Polenta, Signore di Ravenna e Cervia, concordasse con Malatesta da Verucchio, detto il Mastin Vecchio, le nozze tra sua figlia Francesca e Giovanni Malatesta, poiché questi lo aveva aiutato a cacciare i Traversari dalle sue terre. Secondo le testimonianze storiche, Giovanni Malatesta era un uomo sciancato e di brutto aspetto, perciò detto lo Zoppo, mentre Francesca era bella e virtuosa.
Vi è chi sostiene che alla fanciulla fosse presentato il fratello di Giovanni, Paolo il Bello, affinché accettasse di buon grado le nozze. È molto più probabile che Francesca conoscesse Paolo Malatesta in seguito, quando il marito, ricevuta la carica di Potestà di Pesaro, lasciava la moglie e la figlia Concordia sole al Castello di Gradara. Fra Paolo e Francesca nacque una forte passione e forse peccarono di imprudenza, poiché vennero scoperti da Giovanni Malatesta, forse traditi da Malatestino dell’Occhio. Giovanni scoprì gli amanti nella camera da letto, intenti a leggere la storia di Lancillotto e Ginevra, mentre si scambiavano un casto bacio. Accecato dalla gelosia, Giovanni si avventò con la spada sul fratello, cui Francesca fece scudo col suo corpo, e gli amanti morirono insieme, trafitti dallo stesso colpo. Secondo alcuni storici invece Giovanni, dopo aver ucciso la moglie, si vendicò del fratello Paolo, facendolo gettare in un pozzo a rasoio. Ancora oggi, tra la stanza della tortura e il tribunale del Castello di Gradara, è visibile il pozzo ferrato in cui si dice sia morto lo sventurato amante.


SITI INTERNET D'APPROFONDIMENTO

www.parcosanbartolo.it
www.vallugola.com
www.gradara.org

 
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Data: 22/6/2017
52 Domeniche in Romagna
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